La F1 del futuro e il necessario squilibrio che manca

Le discussioni per la F1 del futuri hanno ormai coinvolto non solo gli addetti ai lavori, ma anche chi questo mondo lo segue con passione. Il calendario da 24 gare è infatti solo un piccolo pezzo del puzzle che Liberty Media sta cercando di costruire. La maggior parte dei nuovi ingressi di questi anni ha una cosa in comune, ovvero quello di essere tappe cittadine. Una tipologia di circuito che è aumentata col passare del tempo, fino all’ultima entrata che debutterò il prossimo anno, Las Vegas.

L’interesse per la F1 è infatti cresciuto e con esso lo hanno fatto anche le richieste per poter ospitare un GP. Città disposte a chiudersi per trasformarsi in circuiti, forti anche dell’appoggio non segreto da parte di chi questa F1 la governa. Una strada che però rischia di trasformare questo sport in quella noia che Liberty Media sta provando ad evitare a tutti i costi. Forse però lo sta facendo nel modo sbagliato.

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Carlos Sainz (Scuderia Ferrari) impegnato durante le qualifiche del GP di Singapore

F1. Troppi circuiti cittadini mortificano la F1?

Un GP corso su una pista permanente non è uguale ad uno corso su un tracciato cittadino. Non cambia solo il modo di guidare dei piloti o quello di affrontare i weekend da parte dei team. Cambia soprattutto l’emozione che questa tipologia di gara suscita nel pubblico. Il GP di Singapore, per quanto suggestiva possa essere la città asiatica, non è infatti stato in grado di regalare lo stesso tipo di adrenalina rispetto ai precedenti. Una gara che forse non è mai entrata nel vivo della battaglia.

Hamilton dietro a Sainz, Verstappen con Alonso o Leclerc alle spalle di Perez. Inseguimenti che non hanno mai raggiunto la vera azione, ovvero la battaglia per il sorpasso. Una condizione, quest’ultima, fondamentale per uno sport come la F1 che però, su un tracciato come quello di Marina Bay, resta impossibile da realizzare. Senza contare inoltre le continue bandiere gialle, VSC e SC, immancabili quando le piste sono strette. Momenti che a lungo andare non sono mai un bene, soprattutto quando è richiesta azione.

E questo, purtroppo, è quello che succede sui tracciati cittadini. Strade di uso quotidiano che vengono trasformate in un circuito in realtà troppo lontano da quegli autodromi dove c’è più libertà di divertirsi e di esprimere le qualità della F1. Una mortificazione, come l’ha definita Jean Alesi, che sembra non poter avere una fine. Guardando infatti a quello che sarà il prossimo calendario mondiale, la strada prediletta appare chiara. Una scelta che però con la F1 non senta sposarsi in modo corretto.

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l’italiano d’adozione Jean Alesi, ex pilota della Scuderia Ferrari

F1 futura: sì alle novità, ma servono piste vere

La F1 inizia dunque a mettere le basi per quello che sarà il suo futuro. E se da un lato il lungo calendario sembra una strada obbligata, dal lato delle piste scelte si spera di avere ancora margine di miglioramento. Le novità non sono infatti il male assoluto, così come non lo sono i tracciati cittadini. Ciò che forse non va bene è il voler direzionare uno sport come la F1 verso una realtà che non sarà mai adeguata all’evoluzione del Circus.

La soluzione migliore sarebbe l’omogeneità dei due grandi gruppi di piste. Un’idea che permetterebbe al Circus di provare le diverse tipologie di circuito senza per forza prediligerne una. La F1 moderna sembra invece attratta dai soli cittadini. Un possibili problema visto che il pensiero comune associa tali tappe alla noia. Pochi sorpassi e poche battaglie sono infatti gli ingredienti maggiori su tagli piste. Una conseguenza che avviene non perché i piloti non ne siano in grado, ma perché spesso risulta davvero complicato.

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Charles Leclerc, Scuderia Ferrari F1, Gp Monaco 2022

Negli anni infatti le F1 non si sono solo evolute a livello di fisica, meccanica e tecnologia. Le vetture sono anche cresciute, diventando sempre più grandi, sempre più lunghe. Sempre più ingombranti. Un fattore non trascurabile soprattutto quando è evidente che i tracciati cittadini non permettono alle monoposto di avere il giusto spazio. Una fatica, quella dei piloti, dunque comprensibile. Nonostante questo, la politica sembra però prediligere le strette strade di circuiti piuttosto che impianti funzionali davvero adatti alla F1.

Un enorme controsenso, quest’ultimo, se si pensa che Liberty Media e la F1 stessa altro non fanno che continuare a perseguire lo spettacolo. Uno spettacolo che purtroppo i tracciati cittadini non possono garantire. Un problema a cui anche il DRS, nonostante si stia pensando ad un aumento del suo uso, non potrà ovviare. Se due vetture fisicamente non ci stanno, l’ala mobile difficilmente potrà fare il miracolo. L’interesse per la F1 è chiaro che non manca, soprattutto da parte dei ricchi Paesi, viste le cifre degli ultimi contratti. Dunque perché non richiedere una vera e propria pista tornando a rendere la F1 lo spettacolo che è sempre stata?


Autore: Chiara Zambelli – @chiarafunoat

Foto: F1, Scuderia Ferrari

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