Budget cap gate: i limiti della Red Bull RB19

In F1 molto si è dibattuto degli effetti della penalità inflitta dalla Federazione Internazionale alla Red Bull per l’infrazione del tetto di spesa. Spesso si è sostenuto che le afflizioni limitassero più l’evoluzione a stagione in corso che la stessa definizione del progetto RB19, la monoposto che sarà svelata il 3 febbraio in una kermesse che si terrà a New York e che sarà chiamata a difendere i titoli iridati.

Dopo una lunga interlocuzione con gli organi federali, il team diretto da Christian Horner a patteggiato una pena che consta in tre diverse parti. Ricapitoliamole:

  • Pagamento di una multa di 7 milioni di dollari alla FIA entro 30 giorni dall’Accepted Breach Agreement (ABA).
  • Penalità sportiva minore consistente in una riduzione del 10% del tempo in galleria del vento nei prossimi 12 mesi.
  • Pagamento dei costi sostenuti dalla Cost Cap Administration per il caso.
F1
Tempo di sviluppo concesso per ogni team di F1 in base alla classifica dell’anno precedente

F1. Red Bull lavorerà con il 63% del monte-ore

Dall’infografica in alto si evince che la Red Bull avrebbe dovuto lavorare con il 70% del totale delle ore disponibili. Questo quadro operativo è stato modificato dall’intervento del giudice che abbassa al 63% la quota. Una condizione che potrebbe essere particolarmente limitante specie se si considera che la scuderia anglo-austriaca fa affidamento su un wind tunnel molto obsoleto che “ruba” molto tempo ai tecnici per andare a regime. Ovviamente si tratta di una restrizione che in passato Adrian Newey e i suoi hanno aggirato con la forza delle idee e con la sagacia progettuale. Ma stavolta, con così poco tempo su cui contare, le cose potrebbero risultare più ostiche.

Sugli effetti cronometrici scaturenti da un tale contesto si sono espressi diversi uomini Red Bull. Horner ha parlato di mezzo secondo, Marko addirittura di uno lanciandosi in previsioni piuttosto azzardate senza una vera base fattuale su cui fondare il ragionamento. Newey, Monaghan e Wache, non a caso tecnici ed esperti della materia, si sono tenuti alla larga da questo processo che somiglia all’estrazione dei numeri al lotto. Hanno piuttosto parlato di ricalibrazione della aree di sviluppo con un maggiore investimento sul comparto telaistico-meccanico rispetto a quello aerodinamico su cui si è abbattuta la scure del giudice.

F1
Red Bull RB18, Gp Giappone 2022

F1. Red Bull: gli effetti della penalità si sono fatti già sentire sul progetto RB19

Facendo una valutazione più attenta delle cose si evince che la Red Bull ha già subito una parte delle penalità che, pertanto, non insistono solo sulla stagione 2023, quindi sullo sviluppo in corso d’opera del mezzo, ma anche nel 2022. Cosa che comporta che le limitazioni hanno toccato anche la definizione della RB19.

La Red Bull ha già pagato quasi il 25% della penalità. L’ABA è diventato ufficiale ad ottobre e ciò significa che parte della sanzione è già stata superata. Innanzitutto ci risulta che Milton Keynes abbia immediatamente elargito i 7 milioni di dollari richiesti dalla FIA che, è bene specificarlo, non vanno sottratti dal budget totale a disposizione del team ma vanno presi dall’azienda nel suo insieme. E sicuramente un gruppo industriale come quello austriaco non ha avuto problemi a racimolare una cifra che equivale a bruscolini per un colosso globalizzato come quello delle bibite energetiche.

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Max Verstappen a bordo della Red Bull RB18.

Anche sul fronte tecnico la Red Bull ha scontato parte della sua penalità. Con l’entrata in vigore della pena, ad ottobre, il team ha già pagato quasi 1/4 della sanzione comminata che ha valenza di dodici mesi. Infatti avrà termine il 26 ottobre 2023. Da quel momento la scuderia potrà tornare al regime lavorativo stabilito ovviamente dalla posizione che occuperà in classifica costruttori.

In conclusione, quindi, i campioni del mondo potrebbero aver tenuto la briglia tirata nella definizione base della RB19 per potersi conservare qualche ora in più nell’arco del campionato, per contenere il ritorno di quei team, leggasi Ferrari e Mercedes, che avranno più tempo per evolvere i rispettivi modelli.

Red Bull parte da un vantaggio piuttosto sostanzioso che si è visto nell’arco del 2022 e che potrebbe essere un ottimo bottino cronometrico da gestire nella fase iniziale in cui dovremmo osservare una vettura ulteriormente alleggerita grazie a quel telaio dimagrito più volte annunciato l’anno scorso e che poterebbe essere il perno tecnico della nuova creatura di Adrian Newey.


Autore e infografica: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: F1, Oracle Red Bull Racing

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