sabato, Luglio 20, 2024

Ferrari: il lascito vincente della gestione Binotto

Quante volte, negli ultimi anni, abbiamo letto o sottolineato della debolezza politica della Ferrari? La F1 è un acquario in cui nuotano piranha e pescecani, non c’è spazio per chi si mostra debole ed arrendevole. Dopo la stagione in cui Jean Todt ha saldamente tenuto in mano il timone rosso la percezione che si fosse giunti ad un certo spaesamento dirigenziale è stata chiara. Non a caso la gloriosa scuderia italiana, in un’incomprensibile mancanza di visione strategica, ha accettato, firmando e controfirmando, un contesto motoristico molto penalizzante per le competenze che aveva acquisito nella sua lunga parabola evolutiva.

Recepire le motorizzazioni turbo-ibride superando gli aspirati plurifrazionati, core business tecnico dell’azienda modenese, è stato un autogol che nei anni successivi Luca Cordero Di Montezemolo avrebbe ammesso in uno slancio di onestà intellettuale. Così come non è stato furbo accettare una categoria che si affrancava dai test in pista avendo in mano una squadra prove di prim’ordine che era alla base dei successi dell’era Schumacher.

Dopo questi smacchi piuttosto condizionanti visti gli esiti sportivi degli ultimi tre lustri, la Ferrari ha deciso di mostrarsi più “belligerante” e determinata sui quei tavoli da poker che sono i Consigli Mondiali del Motorsport. Già Mattia Binotto, da molti considerato arrendevole, aveva mostrato i muscoli opponendosi all’ascesa di Toto Wolff allo scranno ora occupato da Stefano Domenicali. Ma non solo, l’ex numero uno della Gestione Sportiva era stato in grado di ottenere la stipula di un vantaggiosissimo Patto della Concordia che premia oggi più il blasone storico che i risultati sportivi.

F1
Un pensieroso Mattia Binotto, ex team principal della Scuderia Ferrari. Stagione 2022

F1. Ferrari batte Red Bull sulle power unit 2026?

Binotto, e veniamo all’attualità, si era opposto anche all’idea che Red Bull potesse essere considerata un nuovo motorista. Politica che Maranello persegue con convinzione visto che Frédéric Vasseur, in una chiarissima linea di continuità, appoggia la visione precedentemente espressa. Che poi è quella di John Elkann e Benedetto Vigna, amministratore delegato del Cavallino Rampante. Ebbene, parrebbe che la Ferrari ci abbia preso gusto ad andare in gol con una certa regolarità.

L’imbeccata che arriva da La Gazzetta dello Sport è da confermare ma sembra proprio che la Red Bull non otterrà lo status di nuovo costruttore dal campionato 2026, l’anno in cui sarà sancita la rivoluzione tecnica sui propulsori. Il regolamento prevede che vengano concessi ai nuovi costruttori un investimento di 25 milioni di dollari in più in tre anni e un maggior numero di ore al banco prova per lo sviluppo delle unità motrici. Un bel vantaggio rispetto ai motoristi storici.

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Sala prove della divisione Red Bull Powertrains

F1. Audi unico gruppo a beneficiare dei bonus motoristici

Gli organi decisionali, accogliendo le rimostranze di Ferrari, ma anche di Mercedes e Renault, ritengono che il legame Red Bull Powetrains – Ford si baserebbe su un’equipe che ha comprovata esperienza in Formula 1; un gruppo che avrebbe acquisito il know-how di Honda che, in tutta evidenza, non avrebbe tenuto per sé i segreti industriali come invece era filtrato nei mesi precedenti.

Una situazione del tutto diversa rispetto a quella che si vive in Sauber che si affiderà ai propulsori Audi che beneficeranno dei bonus offerti dalle norme perché quello che nascerà sarà un settore motori del tutto nuovo e che non ha alcuna linea di continuità con nessun reparto powetrains già impiantato.

Quello che doveva essere un punto di forza dell’accoppiata Red Bull – Ford può essere dunque fonte di un’inattesa debolezza perché a Milton Keynes erano persuasi di vedere le proprie ragioni garantite. L’indiscrezione, se confermata (ci riserviamo ancora il beneficio del dubbio), potrebbe aprire ad una stagione di ricorsi e controricorsi. Carte protocollate per esperti di diritto che scenderanno in campo per scontrarsi nei tribunali preposti. Al momento, però, possiamo dire che Ferrari, e gli altri storici costruttori, hanno segnato un punto a proprio favore. In attesa delle reazione dei “tori caricanti”.


Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: F1
, Scuderia Ferrari, Oracle Red Bull Racing

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