mercoledì, Giugno 19, 2024

Jeddah 2023/Anteprima tecnica: Ferrari punta sulla potenza della power unit 066/10

Red Bull vola, Ferrari prova a prenderla. Questo, in estrema sintesi, lo scenario al quale assisteremo a Jeddah. L’attuale stato confusionale in GES non facilita certo le cose. Dopo il ridimensionamento di Iñaki Rueda e la partenza di David Sanchez, altre figure all’interno del team sembrano traballare. Situazione che, inevitabilmente, sta creando un certo disordine organizzativo.

Senza contare il valore della vettura. La SF-23 ha mostrato un consumo anomalo delle gomme in Bahrain, mantenendo un passo alquanto deficitario. I problemi legati al race pace sono stati oggetto di una nostra profonda analisi dell’ultima opera di ingegneria aero-meccanica di Maranello. In attesa di risolvere la questione attraverso alcuni aggiornamenti non resta che massimizzare il prodotto.

C’è poi la Aston Martin, una monoposto pronta a combattere. La AMR23 ha dimostrato tutto il proprio valore. La numero 14, condotta dalle sapienti mani di Fernando Alonso, ha sciorinato buone prestazioni in qualifica, ottime in gara. Un rivale a tutto tondo che non si può considerare come semplice exploit legato al circuito.

Infine Mercedes, una scuderia che alla stregua di Ferrari si trova in netta emergenza. La filosofia aerodinamica della W14 non convince malgrado le correzioni apportate all’oramai famoso progetto “zero pod”. Ciononostante il pluripremiato team di Brackley non alza bandiera bianca e, al contrario, continua a credere nel mondiale 2023.


Ferrari vs Red Bull: la rossa ripropone l’ala mono-pilone?

Ci immergiamo ora nell’analisi parlando di carico. A Jeddah, tecnici e piloti dovranno essere molto bravo a ricercare un perfetto compromesso aerodinamico molto difficile da ottenere. Considerando i vari tratti ad alta velocità di percorrenza la configurazione delle auto dovrà sfruttare appieno la velocità di punta e, al contempo, essere in grado di produrre una buona downforce fra i due assi per guadagnare nelle zone guidate.

Una monoposto dotata di maggior efficienza godrà di una finestra di setup più larga. Sotto questo aspetto il fondo della Red Bull RB19 sarà una bel vantaggio, in grado di generare tanto carico demandando una deportanza minore alle ali. Ferrari dovrebbe testare nuovamente l’ala scartata a Sakhir. Resta da capire se servirà ancora del tempo per essere capita e corretta prima di utilizzarla.

Ferrari
ala posteriore mono pilone Ferrari SF-23

Tale specifica potrebbe aiutare non poco su questo tracciato, in quanto combina un carico aerodinamico medio con una resistenza complessiva più bassa rispetto alla versione precedente. In ogni caso non sarebbe strano osservare nolder aggiuntivi sulle ali. Parliamo di piccoli spessori installati sul bordo d’uscita del flap, utili ad incrementare il carico verticale con una “bassa spese” sul drag.

Altro fattore cruciale riguarda l’avantreno. Trovare il corretto carico da imporre all’anteriore consentirà di ottenere un bilanciamento quanto più adatto alla pista. Da evitare tramite la messa a punto il sottosterzo. In Arabia Saudita, infatti, tale fenomeno potrebbe inficiare parecchio sui riscontri cronometrici. Motivo per il quale si provvederà alla “cura” ottimale dell’asse frontale.


Ferrari vs Red Bull: power unit SF-23 arma letale

Ancora una volta la meccanica dovrà essere ai servizi dell’aerodinamica. A Jeddah verranno proposti assetti più rigidi per stabilizzare la piattaforma aerodinamica. Il motivo è semplice: attraverso questa operazione il “carico “pulito” generato dal fondo sarà superiore. Sarà interessante capire come agirà Ferrari a tal proposito, ricordando che troppa rigidità sospensiva in Bahrain ha inficiato negativamente sul bilanciamento.

Dal punto di vista dell’handling si necessita una buona reattività all’anteriore senza penalizzare il retrotreno però. La trazione sarà infatti fondamentale. Durante la stagione passata, la F1-75 riusciva a fare la differenza nel T1, mostrando un ottimo spunto in uscita dalla prima chicane. Da questo punto di vista la rossa dovrebbe stare tranquilla, perché la SF-23 ha espresso ottime doti in fase di accelerazione.

Nel complesso ci aspettiamo un miglioramento in termini di inserimento in curva dalla Ferrari. Sulla pista bahreinita, infatti, era proprio in queste fasi dove si è concertato il ritardo maggiore sulla Red Bull. Altro punto di forza che i ferraristi dovranno sfruttare riguarda la staccatale, considerando l’ottimo grip longitudinale emerso dalle analisi.

Ferrari
scatto posteriore della power unit italiana che equipaggia la Ferrari SF-23

Sotto il profilo squisitamente motoristico, scongiurando ulteriori problemi di gioventù legati all’affidabilità, la power unit della Ferrari sarà in grado di esprimere tutto il proprio valore. Propulsione endotermica sommata al supporto ibrido che, a Jeddah, dovrebbe garantire un bel vantaggio sui rilievi cronometrici. Settare al meglio il recupero di energia prodotto dai moto generati sarà fondamentale per spalmare l’extra spinta nell’arco della tornata.

Red Bull resta comunque la favorita. La scuderia campione del mondo in carica proporrà un assetto scarico per recuperare qualcosa in termini di velocità sul dritto. Pur utilizzando Seppur una sospensione posteriore rivista, infatti, restano secondi alla Ferrari in termini di trazione pura.

La RB19 è fortissima in entrata di curva grazie alla bontà del suo avantreno. I vantaggi in tal senso saranno molti, anche nelle zone veloci. Sarà interessante capire come le monoposto di Milton Keynes gestiranno le staccate più importanti. Su questo aspetto, in verità, sembrano peccare leggermente. ù

Red Bull
Max Verstappen e Sergio Perez (Oracle Red Bull Racing) in parata dopo la vittoria del Gp del Bahrain

In Bahrain l’olandese utilizzava il pedale del freno molto più gradualmente rispetto a Charles Leclerc. Vedremo se tale stile interpretativo di Verstappen sarà confermato oppure no. Nel complesso, comunque, aspettiamoci una Red Bull molto forte considerando che il grip laterale ha un peso specifico piuttosto elevato.


Jeddah 2023: gestione pneumatici Pirelli

Come per ogni Gran Premio l’amministrazione delle mescole risulterà fondamentale. Parlando di pneumatici, proprio nella giornata di ieri, ospite alla nostra trasmissione Spit Stop, il podcast “pop” di Formula Uno Analisi Tecnica, l’ospite di eccellenza Mario Isola ha spiegato nel dettaglio il funzionamento delle nuove coperture Extreme wet.

Tornando al presente dobbiamo sottolineare un fatto: in Arabia Saudita le gomme saranno sottoposte a sforzi laterali davvero elevati, mentre quelli longitudinali saranno decisamente più ridotti. Nel complesso, infatti, le varie curve in successioni presenti a Jeddah contribuiranno all’accrescimento delle temperature interne. Ecco perché, raggiungere “il tetto” della finestra operativa sarà piuttosto semplice.

Pirelli
coperture Pirelli 2023

Durante il campionato 2022 la Soft non ha offerto un vantaggio così marcato rispetto alla Medium, in quanto possedeva una spalla più morbida che non conferiva il giusto feeling al pilota. Mentre la mescola Pirelli a banda consentiva un controllare migliore delle temperature avendo un’attivazione in termini di temperatura più alta. Resta da capire se le nuove costruzioni 2023 proporranno il medesimo scenario.


Autori: Niccoló Arnerich – @niccoloarnerich  – Alessandro Arcari –@berrageiz

Immagini: Scuderia Ferrari – Oracle Red Bull Racing

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2 Commenti

  1. Il motore Ferrari, imho, è a livello dell’Honda ed entrambi sopra il Mercedes; tutto sta a seperlo/poterlo sfruttare appieno, cioè scaricando efficacemente la sua potenza sull’asfalto.
    Per questo credo che a jeddah, vedremo il team Ferrari, ben rifornito di alettoni posteriori, ma potrebbe non bastare per prevalere sulla RedBull.
    Queste odierne F1, si caratterizzano per un componente fondamentale… ‘il fondo’ vettura.
    A Maranello devono studiarlo per bene, magari rivolgendosi anche ad un areonautico, xkè sembra proprio uno dei peggiori, assieme al Mercedes…

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