martedì, Giugno 25, 2024

Mercedes crede nel mondiale 2023: ottimizzare i risultati in attesa degli up-date

50.977 secondi di distacco dal vincitore Max Verstappen e tre vetture diverse davanti per un quinto posto che sa di delusione. Questo lo score di Lewis Hamilton nel Gran Premio del Bahrain. Alla prestazione del britannico si è associata a quella del suo compagno di squadra che ha completato la giornata opaca della Mercedes con un mesto settimo posto alle spalle della Aston Martin dell’acciaccato Lance Stroll.

Dopo un anno di valutazione del progetto W13, di lavoro per eliminare bouncing e porpoising e soprattutto di impegno per trovare prestazioni concrete, il team di Brackley si è svegliato di soprassalto comprendendo che, in dodici mesi, si è addirittura ampliato il disavanzo dalla Red Bull e che quello dalla Ferrari non è diminuito in maniera sensibile. Nella scuderia tedesca hanno dovuto affrontare anche una nuova realtà. Ossia che la Aston Martin AMR23, che con la Mercedes W14 condivide parte della meccanica, soprattutto per quanto riguarda la zona posteriore, è al momento una vettura più efficace e veloce. 

Mercedes: giocare in difesa per non perdere troppo terreno dalla vetta

La scuderia dalla proprietà a tre teste (Daimler AG, Ineos e Wolff, ndr) partiva con ben altre speranze e più ambiziosi obiettivi. La monoposto 2023 doveva riuscire a colmare gran parte del gap dai competitor sconfiggendo pompaggio aerodinamico e saltellamenti. Ma anche trovando prestazioni. I primi due target sono stati centrati; ciò che è mancato è il terzo punto. Che forse è quello più importante. Il divario dalla Red Bull, in un anno, si è addirittura aperto. Questo, naturalmente, a parità di tracciato. La speranza per piloti e tecnici della Mercedes è che la cosa sia dipesa (anche) dalle specificità di Sakhir.

Mercedes
Lewis Hamilton (Mercedes AMG F1 Team), Gp Bahrain 2023

Gli ex campioni del mondo dovranno probabilmente giocare in difesa e dovranno farlo almeno fino al momento in cui non presenteranno la nuova versione della monoposto concepita da Mike Elliot. Lo abbiamo scritto in diversi focus, ormai è confermato che il layout che vediamo ora sarà radicalmente modificato per andare incontro a principi aerodinamici che stanno meglio funzionando su altre vetture.

Nell’attesa che ciò avvenga – e potrebbe servire ancora del tempo – Mercedes potrebbe limitarsi a non “farsi del male”. Cosa che non vuol dire subire passivamente, ma cercare di chiudere leggermente il gap con i battistrada. O quantomeno provare a restare in scia alla Ferrari tentando, contestualmente, di riprendere la verde vettura di Fernando Alonso.


Mercedes: Jeddah viene in soccorso della W14

Dopo il Gran Premio del Bahrain, George Russell, pur dimostrandosi estremamente realista, ha lanciato qualche flebilissimo segnale di speranza quando ha riferito che la pista di Sakhir è una delle più indigeste per la W14. Quindi si presuppone che il layout particolare del Jeddah Circuit possa dare una mano ad una vettura che almeno ha superato l’atavico problema della mancanza di velocità di punta.

La pista araba è un concentrato di “curve non curve” ad altissima velocità che praticamente si percorrono a tutto gas. Cosa che non dovrebbe limitare la monoposto che ha dimostrato di possedere poco carico, soprattutto nelle pieghe medio veloci. Ma in questo caso si tratta veramente di tratti da superare “a manetta”, cosa che potrebbe appunto dare una mano al concept della Stella a Tre Punte

Mercedes
Jeddah Corniche Circuit

La monoposto nera, in terra bahreinita, ha sofferto anche nella gestione delle gomme, un fatto nuovo per la Mercedes che è sempre stata, in questi anni di era turbo-ibrida, una maestra nell’amministrare la durata degli pneumatici. Le coperture Pirelli di nuova specifica, probabilmente, hanno generato più di un problema agli ingegneri anglotedeschi che hanno incontrato, insieme ai piloti, delle difficoltà nel tenere nella giusta finestra termica l’asse posteriore.

La superfice della pista di Sakhir è molto abrasiva, caratteristica che ha mantenuto sin dalla prima posa d’asfalto avvenuta nel 2004, anno di inaugurazione dell’impianto. Si tratta di una configurazione strutturale molto difficile per gli pneumatici, quasi indigesta. Le forti frenate e le zone di accelerazione da velocità relativamente basse (uscita Curva 1, Curva 8 e Curva 10) lo rendono un circuito “rear limited”.

Tale condizione determina una maggiore severità sulle coperture posteriori, con conseguente aumento dell’usura e del degrado. Oltre al Bahrain i circuiti “retro-limitati”, in linea generale, sono Montreal, Monaco e l’Hungaroring. Il tracciato saudita del Jeddah Corniche, al contrario di quello bahreinita, presenta un asfalto molto meno granuloso e liscio ed inoltre è una pista veloce, anche se presenta due zone di frenata e di trazione molto potenti, alla prima e all’ultima curva.

Parliamo dunque di una pista “front-limited” in cui gli pneumatici dell’asse anteriore subiscono la maggior parte delle sollecitazioni. Storicamente, la Mercedes ha preferito i circuiti con queste specificità. Ecco perché si è sovente ben comportata a Spa Francorchamps, Suzuka e Silverstone che tendono ad essere classificati come tali.

Da qui quella fiammella di speranza che a Brackley vogliono alimentare. Nessuno si attende miracoli sportivi o tecnici, il processo di crescita che deve compiere la W14 è ancora molto lungo. Ma quantomeno ci si attende un miglioramento generale del comportamento della macchina abbinato ad un incremento delle prestazioni tale da limitare la distanza dalla Red Bull, dalla Aston Martin e da quella Ferrari che dovrebbe altrettanto giovarsi della pista araba.

Mercedes
Il team principal della Mercedes Toto Wolff

L’ultima volta che ho sognato miracoli è stato molto tempo fa” ha detto Toto Wolff alla fine del Gran Premio del Bahrain. “Quella di Sakhir è una pista molto limitata al posteriore, ha un asfalto molto abrasivo, e questo è probabilmente il punto più debole della nostra vettura. Se lo guardi da quella prospettiva, forse, andrà meglio in Arabia Saudita. Certamente penso che quando si tratta di pista limitata all’anteriore, avremo un ritmo molto migliore“.

Parole di speranza, ma le aspettative in Mercedes restano comunque basse. L’obiettivo, come scritto in precedenza, è quello di chiudere leggermente il campo e di mettersi in lotta per il podio, magari sfruttando le difficoltà che possono emergere da una pista nella quale i muretti sono molto vicini. Cosa che determina spesso l’ingresso della safety car.

La vettura di sicurezza può andare a sparigliare le carte del mazzo. Una condizione che, se ben sfruttata a livello strategico, può dare speranze anche a chi in questo momento deve giocare in difesa. Mercedes non intende accumulare un grave ritardo perché, come riferito nella missiva aperta e diretta al proprio pubblico, hanno ancora la convinzione di poter lottare per il mondiale grazie agli aggiustamenti che arriveranno nei prossimi mesi, verosimilmente a Imola, sulla W14. Resistere: questo l’imperativo tra le fila del team anglo-tedesco.


Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: F1
, Mercedes AMG

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