domenica, Marzo 3, 2024

Andretti dà garanzie verbali, ma l’ingresso in F1 è ancora lontano

E’ passato più di un mese da quando Michael Andretti ce l’ha fatta. Anzi, da quando ha vinto una tappa in un tour de force molto più estenuante che bisogna superare per vedere i cancelli della gloria, leggasi il varco alla F1, aprirsi. La FIA, dopo aver valutato positivamente i requisiti tecnici e fiscali della candidatura della Andretti Formula Racing LLC, ha trasmesso tutto l’incartamento alla Formula One Management (FOM) per le necessarie discussioni commerciali. 

E qui è arrivato il difficile. Da questo passaggio chiave dipenderà il futuro della cordata americana nel Circus dei Gran Premi. Anche se Place de la Concorde è stata molto chiara nello stabilire criteri rigorosi per l’ingresso, si è comunque limitata ad approvare le iscrizioni che soddisfacevano i parametri che dimostravano che avrebbero aggiunto valore allo sport. 

Andretti Formula Racing LCC, quindi, era l’unico gruppo che soddisfaceva i criteri di selezione stabiliti, ma la FOM potrebbe pretendere di più in un contesto che non è proprio favorevole. I team e Liberty Media non hanno apprezzato lo slancio di Mohammed Ben Sulayem poiché intendono proteggere il business basato sulle dieci franchigie sportive; un modello che è stato in grado di superare la crisi che la F1 ha conosciuto a causa della pandemia e che sta generando tutt’oggi profitti ad alta intensità.

Il timore dei sodalizi, sia tra i top che tra quelli di fascia medio-piccola, è che il giocattolo possa rompersi e che i 200 milioni totali da pagare per chi entra siano un obolo che non crea ricchezza strutturale. Il nodo, in effetti, è rappresentato dalla clausola anti diluizione. Attualmente, come riferito, è fissata a 200 milioni di dollari; allo scadere della versione odierna del Patto della Concordia (2025, ndr) potrebbe salire a 600, come si vocifera ormai da molto tempo.

F1
Andretti Autosport – Cadillac F1 car rendering

Andretti – F1: potrebbe servire più tempo

Proprio sull’arco temporale si disputa il match decisivo. Le squadre spingono per prendere tempo aspettando che il Patto della Concordia scada in modo da redigerne uno nuovo imponendone gli effetti ad Andretti che si troverebbe a triplicare le spese d’ingresso. Cosa che, non è da escludere, potrebbe portare a clamorosi ripensamenti o alla guerra di carte bollate visto che gli americani faranno valere la data di accettazione della FIA ritenendo che la nuova carta regolatrice non possa avere valore ex tunc, ossia retroattivo.

Un rompicapo in pieno stile e la necessità di offrire solide garanzie alle dieci sorelle attualmente presenti nella massima serie a ruote scoperte. Andretti, supportato nella sua avventura da Cadillac, deve dimostrare al di là di ogni dubbio che la cordata riuscirà ad aumentare il valore intrinseco del brand Formula Uno con la sola sua presenza. Ancora,  deve rassicurare le squadre, ma anche FIA e soprattutto Liberty Media, che il gruppo sia competitivo sin da subito e non rappresenti quella Cenerentola a cui vengono imposti distacchi umilianti. 

Sono questi elementi – o piuttosto la rassicurazione che sugli stessi le criticità vengano superate – che potrebbero far slittare l’ingresso degli Andretti che inizialmente era previsto nel 2025. Un riassetto necessario per rendere la candidatura solida, per capire se iniziare a prodursi in casa il motore e soprattutto per adeguarsi al nuovo e più premiante (per i soggetti attualmente presenti) Patto della Concordia


Andretti va al contrattacco

Oggi, 8 Novembre 2023, è tutto fermo. Almeno pubblicamente. In sottofondo sono in corso trattative e contatti tra le parti, ma certamente si percepisce un certo fastidio da parte di chi ha scommesso su se stesso e ha investito capitali freschi. Quel clima rassicurante che era necessario instaurare non si vede nemmeno col cannocchiale stando alle recenti uscite – fatte a Bloomberg Originals – dell’ex compagno di team di Ayrton Senna. 

Andretti
Michael Andretti e Ayrton Senna ai tempi della McLaren

Dobbiamo renderci conto di cosa stiamo facendo. Stiamo entrando in una cosa in cui c’è tanta politica. E’ così, dovremo farcene una ragione. Non pensavo che sarebbe stato così difficile accedere alla Formula 1. Ma dimostreremo il nostro valore per poterlo fare“. E fin qui nulla di particolarmente piccato. 

Ma il registro cambia subito: “[…] gli altri team pensano che siamo un gruppo di buzzurri e che non sappiamo cosa stiamo facendo. Ma dato che abbiamo molta esperienza nelle corse, potremmo affrontare la questione da un punto di vista differente, e potrebbe funzionare“.

Michael ritiene che il suo gruppo apporti valore sportivo alla F1. Cosa che dovrebbe, nel tempo, far superare le reticenze dei presenti. “Come team entrante riteniamo che l’aggiunta di altre due vetture possa solo aiutare lo sport. Certo, ci porterà via una fetta della torta legata ai premi in denaro e di tutto il resto, ma pensiamo di poter dare di più di quello che prenderemo della torta“. Peccato che i dieci non vogliano rinunciare a parte del dolce. Anzi, vorrebbero fette ancora più grandi. Questa uscita sa un po’ di autogol ma potrebbe essere dettata dalla rabbia nel constatare che il cammino è più complesso del preventivato. 

E infatti nel passaggio successivo spiega come la sua candidatura poggi su basi solidissime. E per farlo tira in causa un team che ultimamente si è detto contrario all’allargamento: “Haas non aveva infrastrutture, non potevano costruire la loro auto. Sono delle mini Ferrari perché comprano tutto il possibile da loro e hanno anche ingegneri che arrivano da Maranello. Mettere le macchine in pista è la parte più facile. Noi dovremo costruire la nostra auto. E se vedeste quanto è grande l’affare… Voglio dire, è una grande impresa. Ci sono documenti e, probabilmente, 500 pagine di regolamenti“.

Andretti
Propulsore Cadillac V8 6.2 litri che ha dominato la 24H di Daytona dal 2017 al 2020

Penso che avere un vero team americano, che costruisca la macchina e il motore negli Stati Uniti, creerà un grande interesse negli USA. Abbiamo General Motors e Cadillac dietro di noi. E questo è un supporto enorme. Quindi penso di avere tutti gli ingredienti per essere un team competitivo. Speriamo di poter venire a patti con la Formula 1 per essere in grado di correre. Se riusciamo a entrare sarà una grande cosa per questo sport“.

Quel “Se” finale dà la misura dell’incertezza che avvolge tutta l’operazione che non è appesa a un filo ma nemmeno si può considerare ad un passo dalla formalizzazione. Il tempo depone a favore degli Andretti così come la volontà dei tifosi che spingono per una serie più ampia e competitiva. Se Michael e il suo staff riusciranno a far capire come Formula Racing LLC possa accrescere l’appeal della categoria gli ostacoli più grossi cadranno. E’ una questione di vil danaro, sistemata non ci saranno argini che tengano.


Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: F1, Andretti

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