domenica, Aprile 14, 2024

Red Bull RB19: l’analisi sui fondamentali della vettura ha creato un “mostro” competitivo

Stracciare gli avversari così non si era mai visto. La Red Bull RB19 ci è riuscita mettendo in pista una vettura iperuranica. Parliamo di un’auto imbattibile sotto ogni singolo punto di vista. Un’opera di ingegneria aero meccanica che nasce dall’ottima base della sua progenitrice, la RB18, capace di conquistare con Max Verstappen e Checo Perez ambedue i titoli iridati a disposizione in F1 nel 2022.

Terminanti i festeggiamenti la squadra di Milton Keynes non era del tutto soddisfatta del proprio lavoro. L’intenzione era pertanto quella di massimizzare i punti forti e contestualmente “sanare” i difettucci che hanno permesso alla Ferrari di contendere alcune gare sino a meta campionato, prima che la fatidica direttiva TD039 stroncasse le speranze del Cavallino Rampante relegandolo da primo competitor a “semplice sfidante”.

E allora come detto serviva un’ulteriore impennata prestazionale per proteggere i trofei conquistati e perchè no, ancora una volta, accaparrarseli magari anche più facilmente. Va detto per correttezza che Mercedes e Ferrari hanno messo del loro in tutto questo. Da un parte il team tedesco, testardo nel continuare a proporre un’impostazione fallimentare, la “zero pod“, dall’altra la squadra di Maranello incapace di realizzare lo step competitivo necessario.

Red Bull RB19
Max Verstappen (Oracle Red Bull Racing) taglia il traguardo del Gran Premio di Abu Dhabi 2023 in prima posizione

Ma ovviamente togliere meriti a Red Bull sarebbe una chiara follia. Al contrario va ancora una volta sottolineata la grandissima capacità dei tecnici vestiti blue racing che, capeggiati dall’unica vera mente geniale del paddock, al secolo un certo mister Adrian Newey, hanno affinato ulteriormente i concetti dando vita a una monoposto incredibile sotto tutti gli aspetti. Un mostro a quattro ruote da guardare con estrema ammirazione, per la sua bellezza e fattualità ogni volta che era in marcia. Chapeau.


Red Bull BB19: equazione carico/efficienza arma micidiale verso i competitor

La capacità di scorgere, carpire, analizzare, mettere su carta e tradurre in pista i concetti più proficui di un corpo normativo fano la differenza. Lo sa bene Newey che sulle vetture a effetto suolo ha scritto una tesi. Il “geniaccio” di Stratford-upon-Avon, Regno Unito, ha saputo scrutare tra le pieghe del regolamento. Parrebbe quasi che lo abbia scritto lui considerando tutti gli aspetti che ha saputo carpire e proporre sulla RB18 prima, affinandoli sull’iperuranica RB19 poi.

D’altronde se il britannico in carriera non ha mai preso un’abbaglio un motivo ci sarà. Non resta che applaudire, quindi. Chinare il capo davanti al migliore. Una domanda a questo punto sorge spontanea. Riguarda il mero “come” sia stato possibile far risplendere tutte le sue idee sulla vettura 2023. In realtà, spiace deludere, non c’è nessun mistero e le cose sono molto più semplici di quanto si possa immaginare.

Dando per scontato che le varie impostazioni proposte nel 2022 erano senza dubbio più che valide, l’ingegnere sessantaquattrenne ha scelto una strada banale ma senza dubbio redditizia. Osservare la RB18, capire dove poteva accrescere la sua competitività e appunto come detto limare alcune piccole carenze che durante il primo campionato della rivoluzione regolamentare hanno fatto presenza qua e là.

Red Bull RB19
il britannico Adrian Newey (Oracle Red bull Racing)

Mettere a punto i fondamentali della vettura è stato il primo passo verso questo scatto prestazionale. Parliamo di un provvedimento che ha concesso ai tecnici di mettere in moto un processo evolutivo sostanziale. Riuscire a leggere alla perfezione i vari cambiamenti regolamentari ha fatto sì che progredire fosse una conseguenza naturale. Uno dei punti sui quali si è lavorato riguarda senza dubbio il peso dell’auto, limite che nel 2022 ha spesso pesato.

Diminuire la massa del veicolo di riflesso ha sbloccato tante possibilità. Secondo poi, gli sforzi profusi a livello aerodinamico hanno indiscutibilmente pagato, addirittura molto più di quello che ci si aspettava. Il lavoro sulla struttura vorticosa al di sotto del pavimento ha concesso un’innalzamento del carico generale della vettura, provvedimento che in automatico ha reso la finestra di funzionamento della RB19 davvero molto grande.

Trovare il punto di lavoro perfetto in ogni circuito è risultato più semplice, potendo “giocare” con diverse configurazioni aerodinamiche per ottimizzare l’equazione fondamentale in questa F1 moderna: downforce/effetto suolo. Parliamo di un vantaggio netto sul resto degli avversari che francamente ha sorpreso tutti, parole di Newey, in quanto nessuno si aspettava un profitto del genere. Se poi a stringere il volante è Max Verstappen… Altro da aggiungere?


Autore: Alessandro Arcari – @berrageiz 

Immagini: Oracle Red Bull Racing

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