domenica, Marzo 3, 2024

Sospetti e illazioni: la F1 non vuole superare il conflitto d’interessi

Parlare del conflitto di interessi in F1 è come scoperchiare il vaso che contiene tutti i mali: ne nascono polemiche furiose, accuse incrociate, dibattiti infuocati che, sistematicamente, portano a non cavare il proverbiale ragno dal buco. Per come è configurata la serie le posizioni ambigue sono addirittura funzionali ad essa. Non ci credete? Ecco alcuni esempi elementari ma efficaci per descriverne il quadro.

Prendete le motorizzazioni dei team clienti. Nel momento in cui un costruttore vende o concede i suoi propulsori a una squadra terza si attiva un invitabile legame tecnico e politico. Spesso è successo che i motorizzati da una stessa unità si presentassero ai tavoli decisionali con il medesimo punto di vista: interessi comuni che conducono a battaglie condivise. 

Più o meno (forse più) ciò che succede con le multiproprietà che in Formula uno rispondono ad un solo gruppo: Red Bull GmbH. L’azienda austro-thailandese controlla l’omonima squadra con sede in Milton Keynes e l’AlphaTauri sorta dalle ceneri della Minardi. Inutile dire che il grado di indipendenza dell’equipe faentina è prossimo allo zero visto che la controllante decide quasi tutto, finanche la line-up piloti. Le vetture italiane sono state usate come cavie, ricorderete l’anno in cui la stagione sportiva è stata sacrificata per permettere a Honda di risolvere i suoi problemi prima di entrare nel ventre delle auto austriache. 

F1
Liam Lawson (Scuderia AlphaTauri) ottiene i primi punti in F1 nel Gp di Singapore 2023

Viene da sé che quella Red Bull sia una peculiarità che in altri sport non potrebbe essere tollerata ma che la F1, anche grazie a regole stringenti, cerca di preservare evitando però che il team di riferimento ottenga troppi vantaggi. Se l’operazione di verifica riesca o meno è un altro discorso…

Poi c’è una terza via – ma ne esistono tante altre – con la quale si configura il conflitto d’interesse. Qualcuno ha fatto notare, negli anni, una certa ambiguità nel rapporto tra Ferrari e Haas con quest’ultima che condivide anche alcune strutture col team di Maranello. Ancora, il passaggio di tecnici da una parte all’altra ha fatto sovente storcere il naso ai “pesantoni” inglesi che, nel lanciare i loro strali, dimenticano quel che fanno a casa loro. Ma nessuno si scandalizza per questo atteggiamento, così gira il carrozzone della Formula Uno che non a caso si autodefinisce “Circus”. 

Poi ci sono altri tipi di interessi multipli. Più striscianti, più subdoli, meno illuminati dalla luce del sole. Quel genere di relazioni che scatenano dibattiti e contribuiscono ad avvelenare un clima che generalmente non è mai troppo amichevole nel paddock. Su questo fronte uno dei nomi più ricorrenti è quello di Toto Wolff, una specie di Cardinale Richelieu, un tessitore di trame che da una decina d’anni muove fili nell’ombra. Almeno è questa la narrazione che spesso viene riconsegnata dello scaltro dirigente austriaco dai modi sempre affabili.

Mercedes
Toto Wolff (Mercedes AMG F1 Team) – Gp Inghilterra 2023

F1: Mercedes nell’occhio del ciclone?

Tante le storie di politica del motorsport in cui il team principal e coproprietario della Mercedes è stato coinvolto. In queste ore c’è un’altra vicenda che lo vede protagonista. Il capo di imputazione è la rivelazione di particolari che dovevano restare segreti considerando la duplice posizione del dirigente ex Williams. Qualcuno sospetta che il buon Toto abbia fatto trapelare informazioni riservate alla FOM.

Si ritiene che tali notizie preziose non debbano essere in suo possesso. In qualità di team principal e proprietario, Wolff è presente a tutti gli incontri che le squadre hanno tra di loro. Di conseguenza, ha molte conoscenze confidenziali, questioni che non sempre devono essere condivise direttamente con FOM e Liberty Media. Non finisce qui: Susie, sua moglie, è amministratore delegato della F1 Academy, classe che si organizza sotto l’egida della FOM. Questo stato dei fatti porta a ritenere che il capo della Stella a Tre Punte abbia troppe informazioni e soprattutto che queste possono giungere certi a piani che altrimenti sarebbero chiusi.

Alcuni direttori di squadra sospettano, in pieno stile giallo a basso costo, che i coniugi si siano scambiati elementi riservati. Fatto dal quale sarebbe stata inoltrata una segnalazione alla FIA. Questa è la ricostruzione che fa Business F1. Per ora, sostengono da oltremanica, Mohammed Ben Sulayem prende tempo per raccogliere informazione e non agire d’impulso scavalcando Liberty Media, cosa già avvenuta in passato e che aveva generato diverse frizioni tra gli organi di governo della Formula 1

La sintesi è questa: ciò che si dice negli incontri tra i team non deve arrivare alla FOM. Si ricordi che la F1 Commission è basata su trenta membri: dieci sono i team, altrettanti gli esponenti FIA e FOM. Le tre parti non dovrebbero essere reciprocamente condizionate. L’accusa è che Wolff lo faccia tramite le sue “entrature”.

F1
Stefano Domenicali e Mohammed Ben Sulayem

L’eventuale addebito è rafforzato dal fatto che alcuni team principal, pur non avendo prove fattuali tra le mani, ritengono che Wolff abbia fatto trapelare spifferi come quelli relativi allo sforamento del budget cap da parte della Red Bull Racing. Possiamo quindi solo immaginare chi ci possa essere dietro queste accuse. Ammesso che siano fondate.

Siamo infatti nell’alveo del congetturale in una materia che, tra le altre cose, ritorna come un refrain noioso di tanto in tanto. E lo fa soprattutto quando i motori sono spenti. Se una cosa si ripresenta con tale ciclicità significa che, a ogni livello, poco è stato fatto per archiviarla.

O forse la cosa va letta da un’altra prospettiva: la F1 vuole risolvere davvero i conflitti d’interesse? O resta immobile sulla materia perché, scavando a fondo, ogni singolo protagonista ne ha (almeno) uno? Insomma, chi è senza peccato scagli la prima pietra…


Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: F1, Mercedes AMG F1 Team, AlphaTauri

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