Da Liberty Media a Schumacher: Bernie Ecclestone ne ha per tutti

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Bernie Ecclestone

Ogni intervista rilasciata da Bernie Ecclestone ha l’effetto di un movimento tellurico. O di uno tsunami. Scegliete voi l’immagine che più vi aggrada. Mai banale e sempre ficcante nei giudizi, il vegliardo ex capo della F1 non ha risparmiato bordate inacidite a coloro i quali hanno ereditato, a suon di milioni, il giocattolo. Mr. B, in ogni caso, parla sempre con cognizione di causa visto che ha avuto la fortuna di essere presente, da ventenne, in una gara di contorno, al primo GP di Formula Uno disputatosi 70 anni fa. Il multimilionario inglese, intervistato da Il Giornale, ha spaziato sui temi caldi di questo 2020 sportivo che non riesce ancora a partire.

La vita di Ecclestone, più nel bene che nel male, è stata caratterizzata interamente dalla F1. Tramite la quale ha messo su un patrimonio niente male: “È vero, il motorsport mi ha reso estremamente ricco, ma non l’ho mai fatto solo per i soldi. Per me fare affari è sempre stata una specie di competizione. Più ci riuscivo, meglio stavo. Esser diventato ricco è stata una conseguenza, non la spinta. La mia ispirazione è stata rendere possibile l’impossibile. La cosa più importante che abbia fatto per la Formula Uno è aver attirato le televisioni di tutto il globo. C’era un tempo in cui veniva trasmesso solo il Gran Premio di Montecarlo. Il mio obiettivo è che trasmettessero ogni gara e che le acquistassero come un pacchetto. Come ci sono riuscito? Non ho idea! Ero solo un semplice venditore di auto, forse ho venduto la Formula Uno come un buon rivenditore di vetture di seconda mano”.

Venendo all’attualità, Ecclestone si è espresso sui temi più caldi all’ordine del giorno. A partire da quel budget cap che sta agitando la politica del motorsport: “È stupido! – ha tuonato il canuto manager – Quando mi dicono che un team deve limitare il suo budget a 140 – 150 milioni arrivo ad una sola conclusione: sono completamente matti! Queste cifre le spende una squadra media livello. In Formula 1 ci sono sempre stati team ricchi e team senza soldi. E’ nell’ordine delle cose.

Da Liberty Media a Schumacher: Bernie Ecclestone ne ha per tutti
Mattia Binotto, team principal scuderia Ferrari

Qualche settimana addietro Bernie aveva espresso qualche riserva sul ruolo di Binotto, spiegando che alla Ferrari servirebbe una dirigente come Flavio Briatore. La sua visione non cambia di una virgola: “Non ho mai parlato male di Mattia. Ho solo detto che è un super ingegnere, che è in Ferrari da tantissimo tempo e che conosce tutto della squadra. Ma è una cosa differente essere ingegnere e fare il team principal. Un manager deve essere spietato per raggiungere i suoi obiettivi. E invece credo che lui sia molto sensibile, un ‘nice guy’. Ma per fare quel lavoro ci vuole gente come Jean Todt o Toto Wolff che hanno caratteri diversi. Ho sempre pensato che Flavio Briatore sarebbe stata la persona giusta per la Scuderia. Se Flavio vede qualche tecnico bravo in un’altra squadra lo prende. Non so se Binotto sia capace di fare la medesima cosa scegliendo di lasciare a casa un uomo fidato”.

Ex pilota, ex direttore di scuderia, ex proprietario della Formula Uno. Chi più di Ecclestone è legittimato ad esprimere pareri sui piloti che si sono avvicendati in settanta anni di storia? Dunque chi è il più forte? “Ho sempre detto Prost – ha sentenziato il tycoon inglese – perché è stato uno degli ultimi a guidare una monoposto senza tutte quelle informazioni che sono a disposizione oggi. Andando più indietro cito altri due piloti: Stirling Moss e Juan Manuel Fangio, anche se si tratta di tempi diversi e di auto diverse. A tal riguardo mi domando: quei ragazzi potrebbero vincere oggi? Probabilmente no. Perché per guidare devi essere quasi un computer e quella era gente che se ne fregava dei computer. voleva soltanto pilotare”.

Naturalmente non poteva mancare il giudizio sulle stelle che hanno animato gli ultimi 40 anni di motorsport. “Senna o Schumacher? Diversi. Se Ayrton fosse sopravvissuto avrebbe vinto molti più campionati di quelli che ha vinto e Michael ne avrebbe vinti meno. Il tedesco era un po’ arrogante, pensava sempre di essere meglio lui della macchina. In ogni caso eri sicuro che avrebbe portato a termine il lavoro che gli avevi dato da svolgere. Hamilton? Lewis è very, very, very talented. Ha avuto una squadra molto buona, la miglior monoposto, la miglior organizzazione. Un po’ come accadde con Michael. Ma se devi nominare i primi cinque piloti di sempre devi inserire Lewis in questa lista. In generale, comunque, i driver da corsa sono una sorta di astronauti da ammirare. Ayrton Senna ne è il miglior esempio. Ha portato luce e coraggio anche nelle vite dei più poveri in Brasile e oggi di questo ne abbiamo bisogno qui più che mai”.

Da Liberty Media a Schumacher: Bernie Ecclestone ne ha per tutti
Ayrton Senna festeggia la vittoria del Gran Premio del Brasile 1991

La parte finale della chiacchierata è riservata agli “amici” di Liberty Media coi quali, è ormai evidente, non corre buon sangue. La gestione delle operazioni è invisa ad Ecclestone che non lesina fragorose bordate: “È complicato dare un giudizio. Quando hanno acquistato la Formula 1 hanno detto che c’erano un sacco di cose da cambiare, fare molte più gare, fare un sacco di nuove iniziative. Risultato? Dopo tre anni hanno cambiato solo il logo. Sono curioso di vedere come agiranno per il futuro. Sull’attualità credo che la F1 ripartirà in Austria, a luglio, e che si possa riuscire a organizzare 18 gran premi. Sarebbe un bene per tutti. La gente vuole vedere ripartire il calcio, i motori… il mondo in generale. Ci sarà una F1 post virus perché è più grande degli individui. Era necessario atterrare sulla Luna? Ha dato da mangiare agli affamati? No – ha chiosato filosoficamente Mr. B – ma l’umanità ne è affascinata tutt’oggi. Le persone hanno bisogno di eroi”.

Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: Alessandro Arcari – @berrageizf1F1

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