Mercedes ha sempre ragione, soprattutto quando sbaglia!

Incidenti e F1. Un connubio che prospera sin dalla notte dei tempi. Per fortuna, l’encomiabile lavoro svolto nel campo della sicurezza durante le ultime decadi, ha diminuito drasticamente la probabilità di gravi conseguenze sui piloti. E così, dopo un incontro ravvicinato tra vetture e/o barrire, solitamente l’unica questione a dibattito è legata alla colpevolezza degli attori principali. Insomma… attribuire la responsabilità ad uno dei soggetti coinvolti. Niente di più. In casi del genere, di regola, la ragione abita le tasche di molti. Convinti che la parola da loro stessi profusa sia legge o quasi. Passi per i tifosi. D’altronde esprimono un parere “avvelenato” dalle preferenze. Ma chi la F1 la fa di mestiere e la mastica quotidianamente, a mio avviso, oltre ad avere un’idea sull’accaduto non dovrebbe prendersi la briga di entrare a gamba tesa tra giudicante e giudicato. E invece Wolff lo ha fatto, domenica scorsa, durante la red flag

Inviare un messaggio alla casella di posta elettronica di Masi, racing director della massima categoria, a caldo e subito dopo l’accaduto, nella fulgida mente del manager austriaco significava agevolare il compito del collegio arbitrale? Fornire al tribunale ambulante preposto ad emettere una sentenza ulteriori elementi evidentemente (secondo lui) cruciali in veste di persone coinvolte e informate sui fatti? Che dite? A tutto ciò va sommato un chiaro sottinteso quantomeno “tendenzioso”. Taciturno ma più vivo che mai. Se fosse una citazione potremmo più o meno scriverla così: “Qualsiasi opinione ti farai al riguardo, Michael, devi tenere in conto che noi siamo Mercedes”. Ah dimenticavo. Totone non si è preso solamente la briga di inviare una mail. Quando dopo qualche minuto la risposta dell’australiano non arrivava, infatti, ha pensato bene di chiamarlo via radio per metterlo al corrente con estrema nonchalance, per poi dar vita ad una vera e propria chiacchierata.

F1
Toto Wolff, team principal Mercedes AMG F1

Non c’è bisogno di raggiungere livelli di sofisticatezza cerebrale sopraffini per carpire che la trama del film andata in onda, esposta alla bell’e meglio nel periodo di cui sopra, esprima un concetto che con grande proprietà di sintesi viene riassunto da una precisa parola: PRESSIONE. Atta, evidentemente, a nutrire una sorta di “sudditanza psicologica fantozziana” che la federazioneinternazionale, chissà poi perché (sorrido), soffre nei confronti di sua maestà “Casa della stella a tre punte”, apostrofando la corazzata di Brackley con una definizione da Cruciverba. Forse chissà… a questo proposito realizzare un’analisi sociologica sul “mondo F1”, microambiente itinerante sconosciuto nel suo vero io, potrebbe aiutarci a capire i meccanismi che prosperano liberi al suo interno. Indagare effetti e cause che per me, malgrado una discreta frequentazione del paddock negli ultimi anni, restano ancora un mistero. 

Tornando al punto, non so se vi sia mai capitato di partecipare ad una causa. Di riflettere su come metterla in piedi, quali documenti presentare e che strategia adottare per trovare una risoluzione favorevole. A me sì, purtroppo. Ho dovuto pensarne di ogni, considerando l’esistenza di modi specifici per far emergere “la mia ragione” su quella dell’antagonista. L’intenzione era semplice: ottenere che la sentenza emessa dal magistrato fosse a mio favore. E qui arriva la domanda: da quando in F1 i diretti interessati possono partecipare al processo messo in atto per direttissima con il chiaro obiettivo di portare dalla propria parte il risultato della contesa?

F1
Il momento del contatto tra Hamilton e Verstappen, Gp Inghilterra 2021

In verità, se propio lo volete sapere, di chi avesse più o meno colpa nel meeting messo su alla Copse tra Max e Lewis non mi frega una mazza. In maniera “genuina”, lo avrei archiviato come incidente di gara senza perdere troppo tempo. Quello che vorrei rimarcare, invece, riguarda la prosopopea con la quale la squadra tedesca considera come “atto dovuto” dire o fare tutto ciò che vuole. Attitudine che oramai osservo da tempo stazionare diafana davanti a me quando penso ai tedeschi. Mercedes ha bisogno di avere ragione. Sempre. E il motivo è presto spiegato. Pensare di essere dalla parte del giusto, in concreto, le regala un grande senso di stabilità e di forza interiore. Fa sentire i suoi uomini al sicuro e a posto con loro stessi. 

Al contrario, ammettere di avere torto, significherebbe perdere e porre la firma su una documentazione con su scritto “pure noi sappiamo essere deboli ed imperfetti”. Concetto del quale non vogliono nemmeno sentire parlare i tedeschi, seppur consci che in quanto umani anche loro possono sbagliare. Mi riferisco, per essere quanto più esplicito possibile, a quella necessità “ossessivo compulsiva” di portare la ragione dalla propria parte. Come quando, per fare un esempio noto a tutti, beccata in flagrante mentre eseguiva un test illegale a Barcellona, per tutta risposta Mercedes minacciò il ritiro dalla massima categoria se fosse arrivata una squalifica. Peraltro sacrosanta, aggiungerei. Ecco perché, di frequente, per la scuderia pluripremiata 1+1 è uguale a 3. 

Dando una letta al pezzo prima di pubblicarlo mi rendo conto della totale assenza di un pensiero acritico verso la questione. Ma d’altronde, tornando a vestire i panni dismessi dell’Ingegnere del Lunedì (clicca qui per saperne di più), esimermi dalla pratica accusatoria non sarebbe corretto nei confronti di nessuno. Per questo, perché lo trovo adeguato, nonché per par condicio, getto nel calderone delle condanne anche Christian Horner, lo spice boy della F1. Sì perché il team principal della Red Bull, peraltro con estremo entusiasmo, ha partecipato alla buffonata stile “Royal Rumble” messa in piedi durante la bandiera rossa, lanciandosi a capofitto nel “dialogo forzato” WolffMasi senza pensarci un attimo. Nel suo caso, però, una leggera attenuante va tenuta in conto. Non so voi ma io non riesco a biasimare più di tanto il suo comportamento. Parliamo di reazione agli eventi. D’altronde chi non difenderebbe il proprio “protetto” se messo in cattiva luce davanti ai riflettori? 

Sarei alquanto lieto di conoscere la vostra opinione al riguardo. Rendetemi edotto. In fondo, in F1 come nella vita, si tratta di capire (Cit).


F1-Autore: Alessandro Arcari – @Berrageiz

F1-Foto: Formula UnoMercedesRed Bull

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2 COMMENTS

  1. Mi pare chiaro che Mercedes tiri le fila delle (quasi) marionette dirigenti la F1, Sin dall’introduzione delle power units hybrid, contrariamente a Ferrari che pure avrebbe potuto se non fermarle almeno esigere la libertà di evoluzione; il fattaccio di Barcelona è poi sintomatico e non servono altri commenti.
    Purtroppo le lobby funzionano cosi, vedi Bruxelles, e la F1 non fa eccezzione; Scandalizzarsi fa sorridere i lobbisti e sperare di cambiare il sistema é una pia illusione, per cui sta alle squadre capire come giocarsela tanto sul tavolo della tecnica quanto su quello della politica.

  2. Mi pare chiaro che Mercedes tiri le fila delle (quasi) marionette dirigenti la F1, Sin dall’introduzione delle power units hybrid, contrariamente a Ferrari che pure avrebbe potuto se non fermarle almeno esigere la libertà di evoluzione; il fattaccio di Barcelona è poi sintomatico e non servono altri commenti.
    Purtroppo le lobby funzionano cosi, vedi Bruxelles, e la F1 non fa eccezzione; Scandalizzarsi fa sorridere i lobbisti e sperare di cambiare il sistema é una pia illusione, per cui sta alle squadre capire come giocarsela tanto sul tavolo della tecnica quanto su quello della politica.

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