La bocciatura del ricorso Red Bull è una vittoria per la F1

Non luogo a procedere. Così si è chiusa, ieri pomeriggio, la causa che Red Bull aveva intentato nei confronti di Hamilton e della Mercedes AMG F1 dopo l’incidente che ha coinvolto il britannico e Max Verstappen nel Gran Premio di Inghilterra. Le audizioni non si sono tenute in un’aula di tribunale fisica. In tempo di pandemia e di protocolli Covid, difatti, si sposta tutto nel virtuale. Pertanto, in videoconferenza, le parti si sono confrontate portando dinnanzi ai giudici le loro istanze. Da una parte i grandi accusatori della Red Bull rappresentati dal team principal Christian Horner, dal capo degli ingegneri Ben Waterhouse e dal direttore sportivo Jonathan Wheatley. Dall’altro lato i facenti funzione della Mercedes: il direttore sportivo Ron Meadows, il responsabile degli ingegneri Andrew Shovlin e il direttore delle strategie James Vowles. Le parti hanno argomentato i reciproci punti di vista ai commissari di gara che a Silverstone hanno inflitto i dieci secondi di penalità ad Hamilton. Il tutto sotto l’occhio attendo di Micheal Masi, direttore di gara della F1.

Il ricorso di Milton Keynes è sembrato sin da subito debole, mal preparato. In una sola parola: perdente. Senza entrare nei tecnicismi, l’incartamento si basava essenzialmente su delle slide e su alcune simulazioni che mostravano le traiettorie tenute dal britannico nel momento dell’impatto col rivale e quelle tracciate nei giri successivi. Una comparazione riduzionistica, contenutisticamente vuota. Nulla di probante e niente che non fosse già stato attenzionato dal collegio giudicante operante in quel di Silverstone.

L’unica vera novità, anch’essa di basso valore dirimente, è stata la presentazione di altre slide (ancora!) che mettevano in luce le traiettorie pennellate da Lewis Hamilton nel corso del primo giro. Traiettorie reinterpretate, come un un film non ben riuscito, da un Alexander Albon – in versione controfigura – che il 22 luglio scorso ha effettuato i test gomme Pirelli proprio sul circuito inglese di F1. La sensazione è che il team anglo-austriaco abbia speso del tempo a creare un castello di prove piuttosto che a testare le gomme nella configurazione 2022: una perdita di tempo che lede tecnicamente lo stesso team.

F1
la collisione alla Copse tra Lewis HamiltonMercedes AMG F1) e Max Verstappen (Red Bull Honda)

Questi i fatti che arrivano dopo due settimane di veleni, di accuse, di analisi più o meno credibili dell’accadimento. Va specificato, per onor del vero, che le uscite mediatiche smodate hanno avuto come protagonisti gli uomini della Red Bull che nulla hanno fatto, in fase di preparazione del ricorso, per calmare gli animi e rasserenare un ambiente che si era fatto rovente. Dall’altro lato, in Mercedes, si è ben poco disquisito del misfatto e quando lo si è fatto il profilo mantenuto era basso. Toto Wolff aveva anche espresso parole concilianti (leggi qui per approfondire) per provare a spostare il focus nuovamente sulla pista. Nulla da fare, sono seguite altre esternazioni accusatorie sublimate dalle dichiarazioni che ieri Max Verstappen ha reso ai media nella press conference di F1.

In sintesi, l’olandese ha riferito di essersi sentito con Hamilton dopo il GP ma di rimanere della sua idea. Cosa più che lecita sentondosi l’olandese parte lesa. La dose è stata rincarata quando si è tornati sul tema dei festeggiamenti. Ed è là che Max è sembrato piccato e infastidito, andando ad alimentare quella vulgata che in queste ora va per la maggiore e secondo cui in Mercedes avrebbero esultato troppo mentre l’olandese era in ospedale. Anche questa storia andrebbe riposizionata nei giusti binari. Per un paio di ragioni.

Innanzitutto, come dimostrato nell’analisi degli on board (leggi qui), Lewis sapeva che Max era in buone condizioni essendosi sincerato dello stato di salute del rivale non appena Masi delibera bandiera rossa. In secondo luogo, quelli di Verstappen sono stati controlli previsti dal protocollo stante la grande decelerazione che il pilota ha subito nell’impatto (si sono stimati circa 51 g, nda). Ancora, sarebbe il caso di dire “Qui sine peccato est vestrum, primus lapidem mittat“.

Non è affatto la prima volta che in F1 qualcuno si lascia andare ai baccanali quando un collega è in ospedale. La mente corre subito al Gp del Bahrain 2020, quando, sul podio, Hamilton, Alex Albon e lo stesso Verstappen stappavano allegramente bottiglie di champagne mentre Grosjean era al nosocomio dopo un botto terrificante dal quale si salvò per miracolo. Insomma, prima di sperticarsi in accuse gravi, bisognerebbe ricordarsi dei comportamenti recenti.

La bocciatura del ricorso Red Bull è una vittoria per la F1
Max Verstappen – Red Bull Honda e Lewis Hamilton – Mercedes AMG F1

Che Red Bull avesse diritto alla revisione della decisione presa due settimane fa è lecito. La cosa, tra l’altro, è codificata dalle norme del regolamento sportivo. Per quanto possa ritenersi eccessivo, è un atto assolutamente consentito. E su questo né Mercedes né chiunque altro potrà mai eccepire. Discorso diverso va fatto sulla accuse di antisportività mosse ad Hamilton. E a queste Brackey ha risposto con lucida ferocia in un comunicato stringato ma durissimo: “Il team Mercedes-AMG Petronas F1 ha accolto con favore la decisione dei Commissari di respingere il diritto di revisione della Red Bull Racing. Oltre a voler porre la parola fine a questo incidente, speriamo che questa decisione possa segnare la fine del tentativo concertato da parte del management Red Bull di infangare il buon nome e l’integrità sportiva di Lewis Hamilton, come avvenuto anche nei documenti presentati nel diritto di revisione. Non vediamo l’ora di correre questo fine settimana e di continuare la dura battaglia in pista per il campionato del mondo di F1 2021“.

La bocciatura del ricorso Red Bull è una vittoria per la F1

Mercedes, dunque, ha inteso preservare il buon nome del suo pilota che viene universalmente riconosciuto essere tra i più corretti in pista. La linea strategica della Red Bull, evidentemente, si basava più sulla presunta scorrettezza del campione del mondo in carica che su prove fattuali che potessero ribaltare il giudizio. Il tentativo di dimostrare che quella di Lewis era una manovra deliberata è crollato. E con esso le pesanti accuse di antisportività che Mercedes AMG F1, tra le righe, ha rimandato al mittente.

Dai “bibitari” nessuna reazione è arrivata né al rigetto della pratica né alla nota stampa del team diretto da Toto Wolff. E forse è un segnale di speranza che va in direzione di un generale ad auspicabile abbassamento dei toni. E’ inammissibile, infatti, che uomini che guidano sfidando il destino debbano essere ulteriormente caricati di inutili tensioni. Il motorsport è una disciplina pericolosa per natura e connotazione, l’escalation verbale delle ultime settimane non fa bene a chi in pista sfida il cronometro, gli avversari a velocità folli.

Ora la speranza è che la vicenda si sia definitivamente archiviata. E che il rigetto operato dei commissari sia un monito nei confronti del ricorrente e di tutti gli altri team presenti nel paddock. Nel comunicato post decisione si legge un’interessante passaggio che spiega perché la situazione stesse sfuggendo di mano. “I Commissari notano, con una certa preoccupazione, alcune accuse presenti nella lettera dei richiedenti“. Una posizione eccessivamente aggressiva quella del team di Milton Keynes che, ribadendo la legittimità a ricorrere, non può farlo nei termini nei modi usati. Sia mediaticamente che negli incartamenti prodotti.

F1
Christian Horner (Red Bull Honda) e Toto Wolff (Mercedes AMG F1)

Al di là delle singole posizioni e delle simpatie sportive che ognuno può provare, la bocciatura del ricorso della Red Bull è una vittoria per la F1. La mossa di Horner e soci, che sicuramente ha avuto uno scopo politico il cui successo sarà valutato nel breve periodo, rischiava, se fosse andata a buon fine, di relativizzare in maniera irreversibile i risultati dei GP.

Il pericolo, in soldoni, è quello di imporre un regime di sub iudice imperituro in base al quale ogni team può sentirsi autorizzato a chiedere la revisione di un dato episodio anche a distanza di giorni dalla fine dell’evento. La F1, tra sprint race, calendari sovraffollati, timori di standardizzazione tecnica causati del regolamento 2022 e congelamento delle power unit non attraversa una fase semplice. Aggiungere altra confusione avrebbe potuto rappresentare una pietra tombale su uno sport che sta rimodulando la sua stessa natura senza incontrare i favori di buona parte dei tifosi che restano ancorati alla storia della categoria.


F1-Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

F1-Foto: Mercedes, F1TV, F1

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