F1, per qualche dollaro in più

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F1, per qualche dollaro in più 


Lasciamo perdere i soliti discorsi sulle previsioni che nessuno di noi è accreditato a fare. Credo di poter dire che correre a giugno, ovunque vogliate, sarà pressoché impossibile (vorrei tanto sbagliare eh). Covid-19 permettendo, il piano sembrerebbe quello di traslare ad agosto i Gp di luglio. Fermo restando che ad oggi è inverosimile poter valutare cosa ne sarà del week-end del 26 luglio. Tentare un concentrato di gare, se volete una specie di campionato europeo in estate, rimodulando alcune date riammettendo almeno la Cina collocandola vicino al Giappone. E magari il Bahrein prima di Abu Dhabi. L’obiettivo è quello di toccare le 14 gare, anche se 15 sarebbe meglio. Io firmerei subito… e scommetto che anche Chase Carey farebbe lo stesso.

Qualcuno si è chiesto: alle brutte perché non prevedere gare a porte chiuse provando ad anticipare il più possibile o quanto meno avere maggiori certezze, non solo di prometterli, ma poi anche di farli?

Innanzitutto c’è da rilevare come alcuni organizzatori siano disposti più alla cancellazione che a restare fino all’ultimo col fiato sospeso. Pensate a cosa è successo a Melbourne. Non tutti possono permettersi perdite del genere. E anche lì, prima di dare forfait ci sono state ore di riunioni su tutti i livelli. Con botti di questo calibro si fallisce facilmente, e di certo nessun organizzatore vuole perdere. È bastato un caso in McLaren e immediatamente ci si è accorti che sarebbe stato molto meglio non partire affatto per l’Australia.

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il paddock australiano prima della cancellazione del Gran Premio

Gli intrecci di questa “stagione non stagione” appaiono molteplici. Doveva essere un campionato cruciale, che avrebbe potuto segnare i prossimi 8/10 anni con un nuovo patto della concordia. Toccherà salvare il salvabile. E come? 

Liberty Media,secondo alcuni approfondimenti autorevoli (vedi @FormulaMoney @Forbes), ha una dotazione di cassa che gli consente di affrontare molti mesi senza correre. Addirittura, può onorare il vecchio patto con i team pagando ai top del 2012, Ferrari McLaren e Red Bull, Mercedes esclusa quindi, il minimo garantito. Ovvero parliamo di 100 milioni di dollari da dividersi. Cifre neanche così straordinarie… eppure proprio niente non è. 

I piccoli team e Mercedes non avrebbero diritto nulla. Ma si pensa comunque a un salvagente, sopratutto perché c’è chi andrebbe incontro a guai seri. Sponsorships azzerate e niente premi costruttori. Naturalmente però, la Formula Uno può rappresentare un problema ulteriore per i bilanci già sofferenti dei grandi costruttori, colonne portanti per la categoria. Nessun team ad oggi ha firmato il nuovo patto della concordia, né si vede come possa farlo finché non ci saranno certezze su cosa si farà nel 2020. 

Indispensabile il massimo congelamento possibile per riparlarne a fine emergenza. Le perdite della stagione in corso si ripercuoteranno anche nel 2021 e nel 2022. Il grosso da gestire saranno anche le perdite industriali a livello globale. Da questo punto di vista il mercato Ferrari è decisamente diverso, almeno fino al primo Suv, da quello di case come Mercedes e Honda, già molto colpite avendo perso un valore rispettivamente per 13 e 9 miliardi di dollari. Mentre Renault, già in difficoltà, le perdite ammontano a 3 miliardi. Ferrari 4,8 miliardi. (Fonte @FormulaMoney). 

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Toto Wolff e Cyril Abiteboul

Dobbiamo considerare che in ogni crisi economica si aprono opportunità. E conseguenti scenari. Al di là delle belle e rassicuranti parole, Mercedes e Renault rimarranno come team oltre che come motoristi? 

Io dei dubbi li ho. Se pensiamo al 2008, durante la crisi post Lehman Brother, alcuni costruttori uscirono, la stessa Honda, BMW, e Toyota. In definitiva si sta pensando di tutto pur di ridurre le perdite, addirittura arrivando a correre al contrario su alcune piste. Figuratevi. Ho visto oggi l’on board virtuale dell’Eau Rouge Radillon al contrario. Qualcosa di spaventoso e non nel senso più lodevole. 

Iniziare a settembre e finire nel 2021? Altra ipotesi. In questo caso però, i contratti di tutti vanno rinnovati o congelati. Alcuni forse spalmati per più tempo, visto che i team hanno chiesto ai piloti, alcuni più reticenti, di tagliarsi gli ingaggi. Non ci può essere una dead line, ma a maggio si dovrà cominciare a capire se, quando e dove andare a correre. Saranno privilegiati gli organizzatori che mostreranno molta elasticità. Per assurdo la Cina è certamente fra queste, se vogliamo anche per una questione simbolica. Speriamo non resti utopia. Liberty Media ha comunque con sé le armi importanti per gestire la cosa, malgrado la strada non sarà certo facile…

Autore: Giuliano Duchessa@giulyfunoat

foto: MercedesFormula Uno

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