Perché la F1 dev’essere un reality show?

La F1 non è un reality show, non è una fiction, non è un film. Bene sarebbe ricordarlo a chi ne tiene le redini e consente una deriva leziosa di questo sport. L’inadeguatezza dei decisori, delle tempistiche e delle sanzioni sta ormai sfiorando il ridicolo. Molto rumore per nulla il più delle volte, ma poco rispetto per chi ama i motori e per tutti coloro che, in questo circo, ci lavorano. Ritardi e incongruenze sono all’ordine del giorno.

Storie di ordinaria follia coinvolgono i protagonisti di questo mondiale a fasi alterne, viziando i verdetti della pista, alterando i valori in campo. Detonazioni improvvise come fuochi fatui, colpevoli di ammazzare il vero senso della lotta, tristi scaramucce originate da assurdi cavilli, atte a destabilizzare i contendenti al titolo. Ma è davvero questa la F1 che vogliamo? Ovviamente no. A maggior ragione perché questo teatrino è controproducente e genera sentimenti contrastanti negli spettatori. Distacco, il più delle volte. Quasi servisse un periodo di disintossicazione, un digiuno, un abbandono. I fruitori, un tempo avidi di qualsiasi notizia, finiscono per disinteressarsi da tutto ciò che non sia la gara.

Poiché, nel bene o nel male, è solo l’azione in pista che ha il potere di riappacificare l’appassionato con la F1. Gli incomprensibili intrighi di palazzo, le inutili beghe regolamentari, le reciproche accuse e le improbabili difese, hanno solo il demerito di appesantire l’aria senza nutrire il vero spettacolo.

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F1. Chris Horner e Toto Wolff.

Un paradosso che rischia di affossare la F1 proprio nella sua annata migliore. Il campionato più entusiasmante dell’era turbo ibrida viene continuamente avvelenato da polemiche e da provvedimenti surreali, che finiscono per offuscare la pura bellezza di quanto i piloti ci stanno offrendo. Hamilton e Verstappen sono eroi mitologici pronti a offrirci la loro personale odissea, fatta di ostinazione e di redenzione, di talento e di coraggio.

Lewis in Brasile e Max in Qatar hanno dimostrato di essere più forti delle avversità, lottando l’uno contro l’altro, ma soprattutto contro il destino. Bastano questi due formidabili protagonisti per lasciarci con il fiato sospeso, altro non serve. Eppure si ha il sentore che qualsiasi decisione venga soppesata, enfatizzata e ritardata a favor di spettacolo. Anche nel caso in cui le evidenze siano lampanti. Il verdetto sull’ala Mercedes, così come la questione relativa alle bandiere gialle, avrebbe dovuto risolversi con tempistiche decisamente più brevi, data l’ovvietà delle infrazioni.

Invece è stato tutto un procrastinare, figlio dell’indecisione e del timore di alterare la sfida. La prudenza è d’obbligo alla fine di un mondiale così combattuto e una certa titubanza può apparire comprensibile, ma non quando sfocia nell’inadeguatezza. Comunicare decisioni così importanti a ridosso del via produce un danno ancora maggiore, alimentando il nervosismo e accrescendo la tensione.

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Max Verstappen (Red Bull Racing Honda) e Lewis Hamilton (Mercedes AMG F1 Team) finiscono larghi in curva 4 durante il Gran Premio del Brasile edizione 2021

Fortunatamente Hamilton e Verstappen sono magistrali anche nel gestire questo genere di pressione. Eppure, tutto il tam tam mediatico che si scatena di volta in volta, non fa che accrescere l’insofferenza di chi ama davvero la F1. Le incongruenze sono molte e reiterate (a titolo d’esempio vale il ritardo nel comunicare il regime di virtual safety car causato dal ritiro dell’auto di Latifi), ma soprattutto non esiste un valido e universale metro di giudizio. La manovra di Verstappen in Brasile, non investigata e poi sottoposta all’attenzione dei commissari solo in seguito al reclamo Mercedes, potrà costituire un precedente? E, in caso affermativo, come verrà interpretata, d’ora in avanti, una situazione analoga?

Gli interrogativi sono molti e l’incertezza regna sovrana. Ogni weekend di gara pare la puntata di una saga in luogo del consueto appuntamento con il campionato di F1. Così si tende quasi a dimenticare il fulcro della competizione. La pista è l’unico palcoscenico ed esclusivamente i piloti sono gli attori. Wolff, Horner e Marko, con le loro provocazioni e le loro schermaglie, dovrebbero essere relegati al ruolo di comparse per lasciarci ammirare i monologhi dei loro campioni. Coinvolgenti, rutilanti, spietati. La vera essenza di questo fantastico sport.


F1-Autore: Veronica Vesco – @VeronicagVesco

Foto: Mercedes AMG F1 Team

Veronica Vesco
Il candore di un foglio bianco che m'invita alla scrittura. Il fragore di una monoposto rossa che accende la mia natura. Due colori tratteggiano il mio profilo fin dall'infanzia. Due colori capaci di accompagnarmi nel tempo, assumendo molteplici tonalità, sfumate dagli eventi della vita. Da una penna a una tastiera. Da un'auto a pedali agli autodromi. Da una laurea in Lettere al primo libro. Sempre nel segno di una Ferrari. Sempre con il sogno di cavalcare le mie passioni.

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