Verstappen: stavolta le critiche arrivano dalla squadra…

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Max Verstappen e Christian Horner

Verstappen: stavolta le critiche arrivano dalla squadra…


Max Verstappen al GP di Turchia di una settimana fa, inutile girarci intorno, ha deluso le aspettative generali. Dopo aver sempre ottenuto i migliori crono nelle libere, in qualifica Stroll gli ha sfilato la pole. Evidentissima, e non avrebbe potuto essere altrimenti, la delusione del giovane olandese nelle interviste successive.

In gara, però, Max partiva comunque favorito: le condizioni meteo e di pista, infatti, anche la domenica erano quelle in cui, di solito, si esprime al meglio, esaltandosi. Ormai più volte abbiamo ammirato la sua maestria sul bagnato, fatta di controlli al limite della monoposto e sorpassi da applausi. Era quindi lecito attendersi un suo acuto.

La corsa ha, invece, raccontato un’altra storia, diametralmente opposta: lo scarsissimo start, in cui la numero 33 è rimasta inchiodata alla griglia è stato solo il primo episodio di 58 giri alquanto travagliati, costellati da plurimi errori e sbavature. Quello che ha fatto più discutere è stato il testacoda avvenuto alla diciottesima tornata in cui Verstappen prova a passare da Perez per la terza piazza. Un episodio le cui ripercussioni hanno segnato la gara del giovane di Hasselt (costretto ad un pit stop imprevisto per aver spiattellato i suoi pneumatici).

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In seguito, Max ha rispedito al mittente le critiche ricevute da più parti, in cui si bollava questo suo errore come figlio di eccessiva irruenza nel voler recuperare il terreno perduto in partenza. “Non è stata l’ansia a portarmi a sbagliare con Perez– sostiene il ventitreenne – stavo cercando di tenere duro ma, all’improvviso, sono finito in testacoda.” L’olandese individua un’altra motivazione: “Le condizioni di pista erano ridicole e, con l’ala anteriore che avevo, non potevo proprio fare più di così. Rispetto all’impostazione che avrei voluto, la deviazione dell’alettone era di ben sette gradi: un valore enorme, visto che di solito arriva ad un grado.”

Helmut Marko ha confermato questo inconveniente tecnico, ma con un distinguo importante: “Con la nuova ala, quando si regolano i flap bisogna girare in direzione opposta rispetto al passato. I meccanici, invece di portare più deportanza come richiesto, ne hanno data di meno sul lato destro rispetto al sinistro.” La RB16 di Max, quindi, era realmente sbilanciata.

Lo scarto degno di nota di Marko, però, arriva nelle parole successive e segna una rimarcabile discontinuità con il suo solito approccio verso l’olandese:  “Il testacoda è stato un totale errore di calcolo da parte di Max che ha cercato di superare Perez nella parte più veloce del tracciato. Era troppo vicino, cosa che lo ha portato a perdere deportanza e, a quel punto, girarsi era inevitabile.”

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Il manager austriaco, pur ammettendo l’errore del team, in questa circostanza  abbandona l’abituale occhio di riguardo riservato al proprio pilota di punta. Un approccio più obiettivo che ricorda la vera natura di Marko, da sempre temutissimo per il suo stile di giudizio tranchant, in grado di segnare, spesso senza dare spazio di replica sul campo, la carriera di molti giovani piloti. Se questa uscita sia solo un episodio dovuto alla frustrazione di una gara buttata via o l’inizio di una fase più severa verso Max, lo dirà solo il tempo.

Certo è che una maggiore obiettività, critica ma costruttiva, di Marko sarebbe solo occasione di crescita umana e professionale per Verstappen. Non essere messo su un piedistallo da chi ti stima, ma incoraggiato ad osservarsi autocriticamente, è uno degli ingredienti fondamentali per giungere ad una consapevolezza sportiva e personale che conduce a diventare campioni veri, raggiungendo una solidità che porta a riconfermarsi negli anni.


Autore: Elisa Rubertelli – @Nerys__

Foto: Red Bull – F1

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